sabato 6 gennaio 2018

Fatelo santo, anzi presidente

http://www.huffingtonpost.it/2017/02/19/piero-angela-intervista_n_14856486.html

In tutta la storia dell'umanità, la politica non ha mai creato ricchezza. La rivoluzione industriale è un prodotto della tecnologia. E il miracolo economico italiano degli anni sessanta non è merito della Democrazia cristiana. Sono l'innovazione, la ricerca, la competenza, il talento, la creatività, l'istruzione, che creano il valore aggiunto. L'Italia non lo fa da quindici anni. Il nostro sistema è congegnato per bloccare le energie produttive.



Non penso servano ulteriori commenti. Se mai qualcuno intendesse ergere un monumento a quest'uomo, mi contatti. Lo finanzierò volentieri, entro le mie possibilità si intende.

mercoledì 27 dicembre 2017

Libertà è illusione

A questo mondo nessuno di noi è padrone delle proprie vite. Il concetto di libertà, tanto sbandierato a destra e a manca, è una falsità logica e ideologica: la libertà di un individuo sarà sempre condizionata da regole imposte da altri o da leggi naturali incontrovertibili. Si può essere liberi solo nella misura in cui gli altri ci lasciano liberi ed entro la quale si riesce a sopravvivere. Anche disponendo di tutte le sostanze e le comodità di questo mondo si sarà sempre vincolati da ciò che decidono gli altri e dalla necessità di difendersi dagli altri, così come dalla necessità di mantenere nutrito il corpo e attiva la mente, e così via. Non da ultimo, si sarà sempre vincolati dai propri limiti fisici, mentali e dalla propria stessa mortalità. Lottare per avere maggiori libertà a conti fatti non significa altro che lottare per far sì che gli altri ci concedano qualcosa che non vorrebbero darci, il che non è molto dissimile dal prendersi semplicemente quello che si vuole con la forza.

Trovo che il concetto stesso di società o di civiltà non sia altro che un'immensa illusione collettiva volta a mascherare ed abbellire la nostra semplice natura di bestie limitate, con il solo ed ultimo scopo di convincerci di non essere bestie. Accettiamo volentieri privazioni della nostra libertà personale che a tratti sfociano nel ridicolo pur di confermare a noi stessi che siamo diversi dalle bestie che si sbranano a vicenda nella savana. Niente di più falso. E allo stesso tempo, niente che faccia una vera differenza. Se in natura saremmo limitati dalla fame, dal freddo e dal terrore dei predatori, nella nostra società civile siamo limitati dal denaro, dalle leggi e dal terrore degli altri esseri umani. Catena per catena: nulla più della differenza che intercorre tra l'essere chiusi in una gabbia da cui non si può uscire e l'essere bloccati in cima a una torre altissima da cui non si può scendere. Anche senza sbarre attorno si può comunque essere in trappola.

Il paradosso più incredibile della condizione umana sta nel notare come chi si avvede di tale condizione e fa di tutto per combatterla non solo non ottiene niente ma si costringe altresì a una vita fatta di infinite battaglie contro un nemico indistruttibile, rendendosi di fatto meno libero di coloro che accettano semplicemente la propria condizione per ignoranza, stoltezza o meno. Morire o anche solo combattere per la libertà è un controsenso assoluto: se si muore non esiste alcuna possibilità di essere liberi, se si vive combattendo non si è liberi. Quindi finché si è vivi il massimo della libertà a cui si possa aspirare è quella che si ha accettando passivamente i limiti imposti: ovvero accontentandosi. Nel momento in cui si accetta questo stato di cose si può condurre una vita relativamente felice e stabilire dei traguardi realistici da raggiungere rimanendo nei limiti della propria non-libertà. Se ci si rifiuta di accettarlo, si può solo continuare a soffrire delle piaghe che ci si procura di continuo tentando di spezzare le catene.

Esiste un solo grande atto di libertà che si possa compiere nella vita: il suicidio. È atto di libertà assoluto perché ci libera per sempre dalla nostra condizione (se esistenza = schiavitù, allora non esistenza = libertà) e al contempo ci dà la sola e unica opportunità di decidere realmente cosa fare della nostra vita. Chi ha la possibilità e il coraggio di scegliere come e quando morire è l'uomo più libero che possa esistere. Tutto il resto è un dibattersi affannosamente per uscire da una camicia di forza che non può essere rotta.

Quindi no, non siete schiavi perché qualcuno ha deciso così o perché ci sono i governi e i politici e le società segrete che vi raccontano balle e vogliono condizionare le vostre vite. Che vi raccontino balle e che vogliano condizionarvi è vero sì, ma non è questo che vi rende schiavi. Le distopie sono un modo come un altro per proiettare il problema al di fuori di sé ed eliminare il senso di impotenza. Se siete schiavi è semplicemente perché siete esseri umani. E potete ripetervi il contrario quanto volete, ma non siete voi ad aver deciso di nascere o dove nascere, così come non siete voi a decidere come funziona il vostro corpo, cosa vi piace o non vi piace, cosa potete fare e cosa non potete fare. La realtà stessa è il vostro limite e la vostra catena. Potete accettarlo e gioire di quel che avete, o potete vivere nell'infelicità perpetua anelando un ideale astratto che non potrete mai raggiungere.

È la sola e unica scelta che avete.

lunedì 4 dicembre 2017

La società del peccato originale

La società in cui viviamo non si basa sul diritto, nè tantomeno sulla libertà o sul lavoro e no, non si basa neppure sui soldi o sul sesso. La nostra società è basata su un solidissimo pilastro chiamato Peccato Originale, ovvero su un fardello che alla nascita ci viene immediatamente affibbiato per la sola colpa di essere nati come siamo.

Sei nasci uomo hai il peccato originale di essere uomo, che tradotto significa che sei sicuramente un violento, un molestatore, un maiale pervertito e così via.
Se nasci donna hai il peccato di essere donna, il che significa che sei senza ombra di dubbio una stronza, una debole, una manipolatrice infingarda eccetera.
Se nasci bianco sei certamente uno sporco colonialista, un razzista, un essere incline al genocidio.
Se nasci nero sei inequivocabilmente un selvaggio, un inferiore, uno che deve essere tenuto per la manina nel cammino verso la civiltà.

Ciascuno di noi ha il suo fardello di colpa personalizzato distribuitogli equamente appena venuto al mondo. Siamo tutti colpevoli di qualcosa fino a prova contraria e, come diceva Marilyn Manson, siamo tutti il negro di qualcun'altro.

L'aspetto più interessante di questo nostro sistema a base di peccato originale - o forse dovrei dire il più triste, non so, fate voi - è che nel tempo tutti, nessuno escluso, tendono ad adeguarsi al fardello che gli è stato imposto: gli uomini diventano maiali, le donne stronze, i neri diventano negri e così via. Forse questo avviene perché in fondo vivere in un mondo dove sai già cosa aspettarti dagli altri è in qualche modo rassicurante. In questo senso saremmo tutti complici di un costante e assoluto reiterarsi di false sentenze. O forse è per una questione strettamente psicologica, dovuta al condizionamento costante. In questo senso invece saremmo tutti vittime della sentenza che ci è stata inflitta. Quale che sia il motivo sta di fatto che tutti, chi più chi meno, abbiamo nella vita il nostro breve periodo di ribellione passato il quale finiamo per uniformarci e di conseguenza finire col rispecchiarci almeno parzialmente nel peccato che ci era stato rifilato al principio.

Pensandoci bene, può essere che questo nostro stesso mondo di peccatori giudicati preventivamente sia la più grande e tangibile dimostrazione del fatto che quando si insiste a trattare qualcuno da criminale, prima o poi lo diventa davvero. Questo a qualcuno potrebbe suggerire che in fondo siamo tutti mele marce e che ci meritiamo un po' tutti qualche punizione preventiva. A me invece fa venire in mente una domanda: se uno diventa un criminale perché il mondo lo ha convinto di essere tale, di chi è davvero la colpa? Dell'uomo diventato criminale o del mondo che ha fatto di tutto per costringerlo a corrompersi? O magari di tutti e due?

Non conosco la risposta per certo, ma sono sicuro che è il genere di risposta che non piace a nessuno.

giovedì 30 novembre 2017

Saluti dal villaggio alto-medievale-globale

http://www.ilfoglio.it/scienza/2017/11/29/news/come-il-metodo-iene-mina-la-fiducia-nelle-istituzioni-scientifiche-e-democratiche-166094/ 

e

https://bagniproeliator.it/il-nuovo-codice-di-hammurabi/ 

Cosa accomuna un articolo del Foglio a un post di Nebo? L'argomento di base, ovvero i "tribunali del popolo" in nome dei quali si decide tutto.
 
Vedete, qualcosa come 17-18 anni fa qualcuno mi disse che la mia generazione era fortunata, perché non avremmo dovuto aver paura di esprimere quello che effettivamente pensavamo. Che fosse a proposito di politica, sesso, religione o qualsiasi altra cosa avremmo potuto parlarne liberamente, senza timore di censure o linciaggi popolari, perché la cultura della libertà di parola e dell'uguaglianza sociale aveva ormai preso piede e difficilmente sarebbe stato possibile sradicarla nell'arco di una sola generazione.

Poi sono arrivati i social network con annessi i suddetti tribunali popolari, le macchine del fango e i media che fomentano l'indignazione creando falsi allarmismi ed esasperando tensioni sociali col solo scopo di lucrarci sopra. E la mia generazione ha sguazzato in questo letame come porci, resi ciechi e idioti dall'estasi suprema che si prova nel giudicare il prossimo e condannarlo alla gogna.

Oggi è il 2017 e, sebbene continui a dire la mia comunque, ho il timore costante che una mia opinione espressa in libertà possa essere usata contro di me o che qualcuno per un mero tornaconto personale possa imbastire una giuria di torce e forconi dalla quale potrei scampare solo con l'espatrio forzato, per la sola reale colpa di essere nato con un cazzo tra le gambe e con l'aggravante di una scarsa quantità di melanina in corpo.

La fortuna non dura. E non la merita nessuno, soprattutto.
 
Si parlava anni fa del cosiddetto "villaggio globale": congratulazioni, l'avete creato davvero. Un villaggio nel vero senso del termine, un'accozzaglia di rovine di glorie passate dove prosperano come blatte ritardati, analfabeti e crociati delle cause perse, accomunati dall'unica insana propensione alla caccia alle streghe con torce e forconi.
 
Questo è il mondo del nuovo millennio.
E l'avete creato voi.
Non vi sentite fieri?

domenica 12 novembre 2017

Il business delle inquisizioni

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/11/11/molestie-cosi-i-media-sfruttano-lindignazione-per-fare-soldi/36137/

Un articolo da salvare e archiviare per future consultazioni. Quello che sta accadendo è un ritorno al maccartismo e alla censura in piena regola, tutto in nome di un facile guadagno sulle squallide coscienzucce di una generazione di puttanelle isteriche e ipersensibili. Se qualcuno m'avesse detto che la generazione dei "Millennials" - generazione della quale ahimè faccio teoricamente parte essendo nato dopo il 1982 - sarebbe riuscita a diventare perfino peggio della squallida generazione che li ha preceduti, molto probabilmente mi sarei eremitato in qualche monastero tibetano. Non che abbia del tutto scartato l'idea, ma temo di essere troppo dipendente da certi comfort della società moderna per riuscire a campare di pane e contemplazione. A quanto pare ognuno ha quello che si merita, alla fine.